Mezz’ora in compagnia

“Ma dio, sei te, che piacere rivederti! Ah ma c’è anche la Katia! Ma no, è la Sara, ma dai! Venitevenite!” “Eh si, siam venute siccome avevamo fuori la macchina, per vedere come stavate!”

Saliamo le scale, dopo i dieci scalini di terracotta la nonna ha già il fiatone, si pulisce le ciabatte sul tappeto e così faccio anch’io; entriamo in casa. Rosa ci abbraccia e ci bacia con tutto il calore che ha, come è solita fare.

“Allora, tutto bene?” un silenzio imbarazzante pervade la stanza subito dopo il “Ma se” di Norberto. Ovviamente non va tutto bene, ma è di cortesia chiederlo, si sa. Così come si sa che è difficile che vada tutto bene quando si tratta di un meeting tra persone un po’ più su di età.

“E il tuo dente? Fa ancora male?” è il mio turno di rispondere, questa volta la domanda retorica è rivolta a me, è chiaro che il mio dente faccia ancora male. Il tutto è reso ancora più evidente dalla mia guancia arrossata e gonfia. “Ma si, meglio di qualche giorno fa, anche se è molto fastidioso” “Anche a me avevano tolto il giudizio più o meno quando avevo la tua età, mi ricordo ancora oggi il male!” Questa cosa non mi rassicura; tra cinquant’anni mi ricorderò ancora di questo male ma sicuramente faticherò a ricordarmi cosa avrò mangiato la sera prima.

“Stamattina ho chiamato Ivano, gli ho fatto gli auguri” “Anche io, anche se più tardi, perché mi è venuto in mente dopo essere stata nell’orto; era offeso perché non glieli avevo fatti prima!” “Ma infatti volevo chiamarti per ricordartelo, perché quando l’ho chiamato io mi ha detto che ancora nessuno gli aveva fatto gli auguri!” “Eh dai, son cose che capitano, però glieli ho fatti dopo!” “Pensa, Sara, che fa 95 anni e una sua parente 105!” “Si nonna, me lo hai detto questa mattina” “Ma sai quante altre volte te lo dirò ancora?”

La televisione fa da sottofondo a questa piccola pausa dove le due donne trovano i prossimi argomenti di cui parlare.

“Norberto abbassa quella dannata TV, che da’ fastidio e basta!” Norberto ubbidisce a malincuore, lui la stava ascoltando per noia, non è molto interessato a quello che sua moglie e sua sorella hanno da dirsi.

“Hanno trovato al Carlo la diabete alta, lui dice che è stato il Grana, che ha esagerato col formaggio” “Ma no non è il formaggio, il formaggio fa bene!” “Ma si, gliel’ho detto anche io, non mangiano dolci, di formaggi mai, nemmeno la pasta, ma si fanno i frullati di frutta!” “Quelli sì che hanno gli zuccheri, sono stati quelli” “Senti Rosa, provami la diabete va’”

Lei si alza e mentre dice qualcosa dall’altra stanza prende la penna per provare il diabete alla nonna. Così, medici improvvisati, si provano il diabete a vicenda, pungendosi con l’ago e raccogliendo la goccia di sangue sul cartoncino. Con tutti gli anni che hanno passato tra ospedali, dottori e visite, mi fiderei quasi più di loro che di qualsiasi altro dottore tirocinante. Dicono che sia l’esperienza a formare, se davvero è così, loro potrebbero essere dei primari.

“Comunque non è il formaggio” “Ma no infatti. Figurati. Domenica mi son dimenticata di chiamare mia sorella” “Io l’ho chiamata invece! Pensa che il mio telefono ieri ha iniziato a fare dei rumori strani, come una ruota di bicicletta che si sgonfia” “No dai, io invece ho imparato bene a usare il telefono nuovo che era quello vecchio della Sara! Devo toccare piano, altrimenti le cose spariscono dallo schermo, ma tutto sommato sono bravina” “No io non ero buona a usare quella roba lì, non trovavo mai la cornetta”

Un’infinità di discorsi sconnessi si susseguivano, ai quali io e Norberto partecipavamo con un semplice cenno di assenso e qualche sorriso ogni tanto. Non sapevamo, né avevamo nulla da aggiungere. Altri brevi attimi di pausa seguirono il lungo dialogo appena terminato. Rosa china il capo e chiude gli occhi mentre lo scuote, “Comunque non è il formaggio”.