La mensa all’università

Vogliamo parlare della mensa? La mensa dell’università è un posto magico dove la maggior parte degli studenti pendolari si ferma quotidianamente a mangiare.

Il menù è talmente vario che entro un paio di settimane sai già cosa potrai mangiare il giovedì dopo. E quello dopo ancora.

Quando si legge cosa ci sarà di delizioso da poter assaporare, si resta sempre esterrefatti dalla ricercatezza dei piatti.

Traduco: ma perché si inventano tutte queste cose come “pollo impanato nella panatura di ieri e verdure miste di stagione sbagliata” “pasta pasticciata da pasticcioni in un pasticcio” “platessa odessa con asparagi liofilizzati che sanno di carote” o il famosissimo “scoprilo tu cosa ci abbiamo messo dentro!”? Quest’ultimo è il più gettonato, perché dona quel brivido che solo l’ignoto sa dare.

Una volta che il nostro esemplare di universitario ha deciso di cosa nutrirsi, dovrà fare e rispettare la fila, per ricevere la sua razione quotidiana. Alla fine di questo lungo percorso una signora con uno strano berretto in testa è solita accogliere il nostro universitario affamato con un gentilissimo “SOLO UN BICCHIERE A TESTA!” e con un cordiale lancio di grissini sul vassoio.

Scegliere dove sedersi diventa la nuova sfida che deve affrontare per poter finalmente ingurgitare il buonissimo “stracchino e basta perché vale come secondo”.

Laggiù no perché quello puzza; qui no, hanno rovesciato tutto; oddio evito quello perché sicuro mi chiede gli appunti; madonna quello l’ultima volta mi ha mandato l’amicizia… vabbè mi siedo per terra.

B U O N I S S I M O!

Finalmente sazio l’universitario ha le energie per poter continuare la sua giornata e affrontare a stomaco pieno le successive quattro ore di *inserire qui una qualsiasi materia pesantissima*. Perché si, le ore più pesanti sono sempre al pomeriggio, subito dopo il pranzo, nel momento perfetto per un pisolino.

È proprio per questo che danno poco da mangiare, per evitare l’abbiocco.