Lettera di un’universitaria che ha finito.

È fatta. Finito. Ho discusso la tesi. Si concludono così tre anni di agognata università. Di come ci sono arrivata magari ne parliamo più avanti.

Vorrei solo condividere un pensiero che ho maturato in questi giorni che hanno seguito la discussione.

Questi tre anni sono stati quelli più belli della mia vita e penso che resteranno così immobili e indelebili per sempre nella mia memoria. Mai potrò dimenticare ogni singolo istante della mia vita e carriera universitaria. Tutto è stato perfetto, anche se non è vero. Anche tutto quello che è successo di sbagliato, non è stato poi così sbagliato. Non rimpiango nessuna mia scelta e questa è una cosa meravigliosa, sono rari i casi in cui non ci si pente delle proprie decisioni. Io non mi pento di nulla. È probabile che se tornassi indietro, con l’esperienza attuale, farei scelte diverse, ma solo per vedere come sarebbe stato.

A partire dagli amici che ho conosciuto e con cui ho deciso di mantenere dei rapporti, fino ad arrivare ad ogni maledettissima risposta sbagliata che ho dato in ogni esame. Ad ogni esitazione, ogni pianto, ogni grido, ogni risata. Tutto. È stato tutto come doveva essere. E sono contenta che sia stato.

L’università era un sogno che coltivavo fin da piccola e non sto esagerando. In quinta elementare i bambini sognano di fare gli astronauti o i presidenti, io sognavo l’università e ho sempre detto che avrei fatto lingue. Potrà non sembrare vero, eppure è così. Mi ero posta un obbiettivo così lontano che in realtà non pensavo che avrei mai raggiunto. Non per incapacità o non voglia, ma solo perché era un sogno e i sogni solitamente sono nella testa, raramente li vediamo realizzati; ma quando poi si realizzano restiamo increduli e non ci rendiamo nemmeno conto di avercela fatta.

E così è stato. Non mi sono nemmeno resa conto del tempo che passava che la realizzazione del mio sogno si avicinava. Eppure si è realizzato.

Così quando finalmente sono diventata consapevole di quello che avevo raggiunto, che ero riuscita nel mio scopo, sono scoppiata a piangere. Piangevo di felicità mista a malinconia. Entrambi i sentimenti sono comprensibili. La felicità è data dalla liberazione, dal togliersi un peso. La malinconia è la realizzazione del fatto che sia tutto finito. Non torna più. È andato e può essere solo ricordato o raccontato. Gli anni più belli della mia vita sono andati.

Gli anni in cui sono uscita di casa, in cui ho imparato ad arrangiarmi, in cui sono cresciuta molto più velocemente, in cui ho capito veramente chi sono e cosa voglio essere. Non mi pento di niente e sono immensamente grata di aver fatto questa esperienza. Significava tutto per me. E me lo sono guadagnato tutto da sola. Ho fatto tutto io, è merito mio se ci sono arrivata. Nonostante nessuno ci avrebbe mai creduto se mi avesse visto solo qualche anno fa. Ma la soddisfazione è doppia quando vedi che nonostante tutti contro e nessuno che credeva in te, sei riuscita a tirartene fuori, tirartene fuori da sola.

Quindi si, malinconia del tempo passato, della fortuna che ho avuto a poter fare tutto ciò, malinconia della città in cui studiavo, degli amici che avevo là, dei posti, degli odori, delle tradizioni, delle risate e delle sclerate prima della sessione.

Lo ripeto all’infinito. Non cambierei nulla di ciò che è stato.