Pendolare o fuori sede?

Lo studente universitario ha due possibilità. O fa il pendolare o fa il fuori sede. In entrambi i casi abbiamo pro e contro. Ci sono compromessi da fare e l’unica è vedere quali possiamo accettare e quali proprio no. È tutta una questione di priorità.

Il pendolare è quell’essere mitologico il cui habitat naturale è il treno. Maggior parte della sua giornata la trascorre fuori casa tra stazioni, aule universitarie, mense, bar e ogni angolo che abbia una presa. Ogni cosa è un disagio per lui se si tratta di avere degli orari, ma non per pigrizia, ma per colpa dei treni. Per riuscire ad essere in tempo per la prima lezione delle 8.30, lo studente pendolare si deve alzare ancora prima del sorgere del sole, verso le 4 del mattino, per intenderci. Lui sarà quasi sempre in orario in stazione. Il treno no. Il treno è infame e decide di arrivare sempre almeno cinque minuti dopo, nel migliore dei casi; se il treno non viene direttamente cancellato, si intende. La nostra creatura arriverà quindi con circa quaranta minuti di anticipo rispetto all’inizio della lezione, quaranta minuti di solitudine in aula, oppure al bar a fare colazione, perché finalmente è arrivato un orario decente per poterla fare.

L’universitario che sceglie questo stile di vita anche quando avrà lezione più tardi nella mattinata sarà comunque costretto ad alzarsi presto, perché a Trenitalia i treni tra le 10 e le 13 fanno schifo. Quindi non ce li mette. Però scegliere questa vita ha dei vantaggi. Arrivare a casa tardi la sera e trovare la tua mamma che ti ha preparato da mangiare, fare incontri mistici nei vagoni, il poter dormire nel tuo letto comodo nella tua cameretta, la possibilità di fare la cacca nel tuo water.

Al lato opposto troviamo lo studente fuori sede, colui che ha scelto di provare a stare fuori casa per gli anni dell’università, perché magari abita lontano, o semplicemente perché è pigro, oppure voleva fare l’esperienza universitaria al completo. Questo essere ha deciso di provare altri tipi di disagi, come il dover condividere la casa con altri sconosciuti, il dover ricordarsi di pagare le bollette, farsi da mangiare ogni giorno, le pulizie, le lavatrici, la spesa, portare fuori l’immondizia, lavare i piatti e tutte quelle cose che di solito si trovano già pronte.

Ma la sfida più grande è quella del coinquilinaggio. Può andare bene, come male o addirittura malissimo. I coinquilini sono tutti quegli individui (dai 2 ai 9) che condividono lo spazio vitale (solitamente ristretto) assieme allo studente fuori sede. Il nostro universitario potrebbe addirittura trovare la migliore amica o il moroso tra i coinquilini, ma sono rari e fortuiti questi casi. È molto più probabile che il nostro studente trovi dei casi umani a condividere l’appartamento con lui. Le pulizie sono la parte più difficile. Così come il dover pagare gli affitti e le bollette. Esistono i turni, che si sa, non rispetta quasi mai nessuno. Però il fuori sede può svegliarsi tardi al mattino e non deve prendere il treno. Questo per me è già tutto.

I motivi che spingono gli studenti a fare l’una o l’altra scelta sono molteplici, ma una cosa li accomuna: il disagio.

E le sessioni.