Day 7

6-8-2017

Giornata a spasso per le bellezze antiche. No, non sto parlando delle signore anziane che si fanno aria con il ventaglio agli angoli delle strade, ma bensì di una città che è stata ritrovata scavando sotto secoli di terra.
È proprio questa la storia di Pompei: un tempo, molti anni fa, era una cittadina come le altre, dove i suoi abitanti svolgevano le loro attività quotidiane, chi mangiava, chi lavorava, chi dormiva, quando all’improvviso, all’una di pomeriggio, il vulcano sotto il quale era costruita decide di esplodere e una nuvola di gas bollente che viaggiava a centinaia di chilometri quadrati ha calcificato tutti quanti nella posizione in cui stavano.
Purtroppo i pompeiani, così come gli ercolani, non sapevano della pericolosità del Vesuvio, alle pendici del quale avevano costruito.

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Passeggiare tra le sue rovine è qualcosa di magnifico e raccapricciante allo stesso tempo. Mi spiego meglio: è meraviglioso sapere di aver ritrovato una città intera praticamente identica a quella che potesse essere un tempo, scavando sotto la terra bruna; al contempo, è quasi spaventoso pensare che centinaia di persone sono state uccise per colpa della natura… e le pagnotte carbonizzate rendono ancora più viva l’ipotesi della popolazione che vi viveva.

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Certo che è proprio grande questo sito. Anche oggi i nostri piedi si sono stancati per bene e hanno macinato chilometri di terra.
Per concludere la gita non poteva esserci cosa migliore di una bella granita ai limoni di Sorrento.

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Quando vieni a Napoli però non puoi perdertene nemmeno una delle caratteristiche culinarie tipiche, quindi io dico PIZZA FRITTA e Stefano dice “ovvio che si”. Madonna che buona! Per nulla unta e piena di ricotta di bufala. A ripensarci sto già con l’acquolina in bocca!

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Il volto della felicità

Passeggiamo per il lungo mare, giù al porto. Ho scritto una poesia, se si può definire tale, riguardo al golfo di Napoli:

Dovrebbero esistere suoni onomatopeici abbastanza accurati per descrivere le onde del mare del golfo di Napoli.
La notte, la luna riflette i suoi raggi di luce sopra l’acqua nera come il carbone.
I riflessi sembrano fili d’oro che si intecciano con le movenze dolcemente agitate di questo mare.
Una donna intona una canzone.
Una leggera brezza scompiglia i capelli.
Una barca appoggiata sulla superficie dell’acqua, dondola cullata dal suo movimento.
Chiudo gli occhi e vorrei essere inghiottita da tutto ciò.

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